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DR. MARIO TARTARONE SPECIALISTA IN ORTOPEDIA E TRAUMATOLOGIA

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Tante novità per l’intervento di artroprotesi totale di anca e ginocchio

La sostituzione delle articolazioni, oggi eseguita con ottimi risultati anche su pazienti non ancora giunti alla terza età, consente di iprendere rapidamente la vita normale grazie all’evoluzione dei materiali, delle tecniche operatorie e del design delle protesi, più piccole e personalizzate.
Oggi sono oltre un milione gli italiani con un’articolazione sostituita (anca 60%; ginocchio 35%; spalla, caviglia e gomito 5%) e 180.000 i nuovi impianti effettuati ogni anno. L’Italia è ai primi posti in Europa per il numero di protesi d’anca impiantate, circa 100.000 all’anno. Il numero di interventi sull’anca cresce al ritmo del 5% annuo mentre quello delle protesi di ginocchio è in crescita del 10% annuo con una spesa sanitaria pari a un miliardo e trecento milioni di euro per interventi e ricoveri e con costi che superano i 500 milioni di euro per la riabilitazione.

Ma cos’è una protesi?

“Per protesi – risponde il dott. Mario Tartarone – si intende un dispositivo in grado di sostituire le superfici di scorrimento di un’articolazione irreparabilmente danneggiate dall’artrosi o da altre patologie non altrimenti trattabili. L’articolazione originale è un insieme di strutture molto complesse e difficili da riprodurre fedelmente. Tuttavia la tecnologia mette oggi a disposizione del chirurgo ortopedico ottime soluzioni grazie a protesi che riescono, se ben impiantate, a garantire un movimento articolare completo in assenza di dolore. Attualmente possiamo sostituire praticamente tutte le articolazioni, dalle maggiori rappresentate da anca, ginocchio e spalla, sino alle minori quali il gomito e le dita dei piedi e delle mani. Sicuramente quelle che oggi garantiscono i migliori risultati a lungo termine, come dimostrano studi basati su follow-up anche di trent’anni, sono quelle di anca e ginocchio”.

Chi sono i candidati a questi interventi?

“Senza dubbio il target principale per tale chirurgia sono i pazienti anziani affetti da artrosi primaria delle grandi articolazioni. Negli ultimi anni, tuttavia, a causa della sempre maggiore incidenza di traumi stradali e sportivi, abbiamo assistito a un ampliamento delle indicazioni verso pazienti più giovani e con elevate richieste funzionali. La protesi comunque non è l’unica soluzione a nostra disposizione per il trattamento dell’artrosi. Attualmente la medicina e la chirurgia offrono numerose alternative per il trattamento delle patologie articolari come ad esempio le infiltrazioni articolari con acido ialuronico, i fattori di crescita, i trapianti di cartilagine e le protesi di rivestimento. Ma quando la condizione degenerativa dell’articolazione è tale da causare una grave limitazione funzionale in presenza di dolore cronico e persistente, l’artroprotesi rappresenta l’unica soluzione ideale e risolutiva per il paziente”.

A cosa attribuisce il continuo incremento nel numero di impianti di protesi?

“Ritengo che i fattori responsabili di questo fenomeno siano sostanzialmente due. Da un lato vi è l’aumento dell’età media della popolazione con la richiesta di una sempre migliore qualità di vita e dall’altro il perfezionamento delle tecniche anestesiologiche che ci consente di sottoporre a interventi protesici anche persone di età avanzata e in condizioni cliniche non ottimali. Inoltre, grazie ai nuovi materiali capaci di resistere efficacemente all’usura, è aumentato il numero degli interventi in persone giovani: ogni anno 20.000 protesi vengono impiantate in pazienti al di sotto dei 65 anni e altre 5.000 in pazienti con meno di 50 anni”.

Quali sono le novità nel campo della chirurgia protesica?

“In primo luogo l’evoluzione continua dei materiali utilizzati: le protesi attuali sono realizzate in Titanio e Tantalio, materiali che consentono una rapida integrazione della protesi con l’osso del paziente e soprattutto garantiscono una maggior durata nel tempo. Ma notevoli cambiamenti hanno interessato anche la struttura e il design delle protesi: l’utilizzo di materiali ceramici e di polietileni altamente reticolati consente uno scorrimento ottimale delle superfici articolari e favorisce quindi una minor usura e una maggiore durata nel tempo. Inoltre è variata anche la forma degli impianti protesici: nel ginocchio il design delle componenti riproduce ormai fedelmente il profilo articolare normale e l’ultima evoluzione riguarda le protesi ‘gender’ il cui profilo a livello della componente femorale è diverso per gli uomini e per le donne”.

Ci risulta che le protesi siano state anche miniaturizzate. È vero?

“In effetti le protesi attuali sono sempre più piccole e questa evoluzione ha consentito di sviluppare la tecnica di intervento mini-invasiva, soprattutto nell’anca: piccola apertura, dolore modesto, minima perdita di sangue, risparmio di tessuto osseo, immediata ripresa del movimento e ridotto bisogno di rieducazione o fisioterapia. Inoltre, quando la protesi fallisce, oggi è possibile revisionarla o sostituirla in maniera più semplice e veloce. Non esiste ancora la protesi eterna perchè si tratta pur sempre di un sostituto meccanico sottoposto ad usura. Più di frequente si reinterviene nei giovani fisicamente attivi o in chi è sovrappeso: i chili di troppo infatti pesano sull’articolazione usurandola prima”.

E le protesi di rivestimento?

“L’avvento delle protesi di rivestimento è un capitolo del tutto nuovo che apre nuovi scenari nel campo della chirurgia protesica dell’anca e del ginocchio. Le protesi di rivestimento sono di fatto delle mini-protesi che consentono di ricoprire solo una piccola parte dell’articolazione quando il danno è molto localizzato e questo approccio consente sia di rispettare l’articolazione originaria sia di evitare che il danno iniziale, ampliandosi nel tempo, porti alla necessità di ricorrere a una protesi totale tradizionale. Per quanto riguarda le protesi mono-compartimentali di ginocchio sono ormai una realtà consolidata che consente di sostituire solo la parte più danneggiata dell’articolazione rispettandone i legamenti, le terminazioni sensitive e quindi consentendo di
fatto una ripresa immediata della funzionalità del ginocchio”.

Ci sono state innovazioni anche dal punto di vista tecnologico?

“Oggi usiamo il navigatore sia per le protesi di ginocchio che di anca; tale strumento consente di controllare e verificare intra-operatoriamente il perfetto posizionamento della protesi e può essere un valido aiuto nel rendere sempre più preciso e ripetitivo il perfetto posizionamento delle componenti protesiche. Le moderne protesi di anca e ginocchio, il miglioramento delle nostre conoscenze e delle nostre tecniche di impianto consentono oggi di fatto di ripristinare un’articolarità completa e la normale funzionalità dell’articolazione sostituita, garantendo al paziente una ripresa di tutte le funzioni della vita di relazione, compresa una moderata e controllata attività sportiva”.
L’esperienza è nulla senza struttura e lavoro d’équipe Nato a Foggia nel 1969, laureato con lode in Medicina e Chirurgia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e specializzato ancora con lode in Ortopedia e Traumatologia presso lo stesso Ateneo, oggi il dott. Mario Tartarone è responsabile del Centro di Chirurgia Protesica della Clinica Paideia di Roma e libero professionista presso altre due Case di Cura della Capitale: Villa Aurora e Villa Valeria. Docente in tre corsi di Chirurgia Avanzata della Spalla e del Ginocchio a Vienna, Salisburgo e Barcellona, ha all’attivo un centinaio di abstract e pubblicazioni su riviste nazionali e internazionali nonché 180 relazioni presentate a congressi in Italia e all’estero. Dal punto di vista operatorio ha eseguito più di 6000 interventi di chirurgia ortopedica e traumatologica (chirurgia artroscopica del ginocchio, spalla e tibio-tarsica e chirurgia protesica del ginocchio e dell’anca). “Tutta questa esperienza varrebbe a ben poco – afferma lui stesso – se non potessi contare sulla qualità delle cliniche in cui opero e, soprattutto, sulla collaborazione di un’èquipe specializzata nel pre-operatorio, nella fase intra-operatoria e nell’assistenza post-operatoria, composta da dietologi, cardiologi, anestesisti, fisioterapisti ed ematologi, quest’ultimi cruciali negli interventi di ri-protesizzazione”.

Perché?

“Questi interventi, necessari per le protesi d’anca impiantate da oltre 20 anni, sono più impegnativi per durata e perdita ematica: da qui l’importanza della presenza di un ematologo in grado di gestire il recupero del sangue durante l’operazione e nel post-operatorio”.